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Neonati e "Bebè"

Nel gruppo saranno presenti i bimbi ed il loro genitori (uno o entrambi a seconda delle disponibilità).

Avrà questi obiettivi

Accompagnare la crescita, passo a passo, insieme ai genitori.

Nel gruppo, proprio per il modo con cui viene seguito, si manifestano tutte le caratteristiche del bambino, dei genitori e del loro rapporto.

Sarà possibile, non solo dar consigli, ma cercare insieme quel modo di fare particolare che aiuta ad uscire da quella particolare situazione critica, favorendo uno sviluppo armonico e piacevole.

Valutare la correttezza dello sviluppo psicomotorio.

Individuare precocemente tutti gli scostamenti significativi da una successione di sviluppo tipico per portarvi velocemente rimedio.

Faremo particolare attenzione a tutte quelle situazioni che, per motivi diversi, possono condurre ad una importante difficoltà di comunicazione e di relazione.

Nel caso proporremo dei percorsi individuali adatti ad ogni singolo bebè ed ai suoi genitori per realizzare, il più precocemente possibile, una trasformazione positiva.

Il percorso di Pratica Psicomotoria precoce, progettato per ogni singola situazione, offre lo strumento migliore per risolvere o quantomeno ridurre molto significativamente l’incidenza sfavorevole che questi eventi possono causare nel futuro sviluppo del bambino.

Nell’intraprendere questo delicato lavoro ci sentiamo sostenuti da un gruppo  di studio Internazionale di cui facciamo parte.

Avremo la possibilità di scambiare le nostre esperienze con quelle di altri professionisti, di essere costantemente informati delle più re-centi ricerche che riguardano la cura dei Bebè, di confrontare i nostri metodi di aiuto  la loro validità per trarne conferme o spunti di cambiamento.

Il gruppo di Pratica Psicomotoria

Quando si sente parlare di pratica psicomotoria, spesso si pensa ad una attività in cui i bambini sono sollecitati al movimento, al gioco spontaneo o diretto il cui fine sarebbe di creare delle condizioni che permettano la distensione, l’allentamento delle tensioni che la vita di tutti i giorni inevitabilmente produce con le sue richieste, i suoi ritmi veloci, le frustrazioni più o meno frequenti, più o meno intense. Una attività, in fin dei conti, che permetta di “scaricarsi”.

Altre volte la si considera come un luogo di riabilitazione, uno strumento per recuperare ritardi di sviluppo o per aggiustare deficit funzionali.

 

Noi la consideriamo una pratica che si adatta a meraviglia a quel periodo di vita di una persona che va sotto il nome di “età dello sviluppo”; il periodo che va dalla nascita fino alla preadolescenza.

Uno scorcio di vita, al suo inizio, durante il quale un bambino mette in moto tutte le sue abilità, quelle che la natura gli ha messo a disposizione attraverso il patrimonio genetico ereditato, per mettersi in armonia con il mondo che lo circonda, per stare con soddisfazione nel mondo che lo ha accolto.

 

Per contro, chi sta attorno al bambino, le persone importanti che lo accudiscono e lo fanno crescere, hanno il compito gravoso di far sì che questo patrimonio unico e irripetibile prenda la forma di una vita reale e diventi “quel bambino li”, “il loro figlio diverso anche dagli altri figli”.

Gli strumenti di cui il bambino dispone per portare a termine questo cammino sono centrati quasi esclusivamente sulle sue abilità motorie: inizialmente per soddisfare le necessità legate alla sopravvivenza e poi, sempre più intensamente, per sviluppare legami affettivi, conoscenze e abilità.

 

Per crescere ha bisogno, in primo luogo, di cose che si fanno piuttosto che di cose che si dicono o anche che si pensano.

È un percorso molto lungo quello che gli permetterà di essere così evoluto da poter pensare prima di agire. Per tutto questo periodo evolutivo gli è necessario agire per capire, agire per arrivare a pensare.

 

Il processo lo possiamo descrivere così: all’inizio c’è l’azione, il gesto che, accompanato dal linguaggio che lo descrive, dà origine ai primi rudimenti di pensiero che si svilupperà compiutamente solo alla fine di questo periodo

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